domenica 7 settembre 2014

Tema della domenica: la storia di Saro e del suo disturbo ossessivo.

Oggi vi racconto una storia.
La storia di Saro, un tizio che amava gingillarsi tutto il giorno, nella sua vita non uno scopo, non un orizzonte, produceva col materiale che la giornata gli offriva. Spesso insicuro, Saro, aveva difficoltà a rapportarsi col mondo, spesso quello che facevano gli altri lui non riusciva a farlo, ma non gli dava tanto peso. Gli facevano impressione le siringhe, il sangue e tutto ciò che minimamente somigliasse ad essi. Un giorno però la vita gli ha messo davanti le sue insicurezze, i suoi fastidi sono diventati problemi e i suoi problemi ossessioni. Saro non tocca più niente ne fuori ne a casa, cammina con le mani giunte in preghiera per evitare di toccare anche sbadatamente qualcosa che non vuole, il fastidio è tale che anche il contatto aereo gli è insopportabile, il rapporto con le persone e con l'ambiente in cui vive è cambiato radicalmente, così come le sue abitudini.

Tutto questo ha un nome e cognome: disturbo ossessivo compulsivo. Non è facile da definire, neanche Freud c'è riuscito, diciamo che il mondo in cui vive Saro è un mondo un po' particolare, forse perché è una persona particolare, l'ansia, la depressione o forse semplicemente la mancanza di obiettivi ha generato tutto questo.
Io sono stato il primo, forse l'unico non so, a cui ha confidato il suo problema, da bravo smanettone qual è aveva fatto ricerche su ricerche e si è fatto la diagnosi da solo. Mi ha pure spiegato perché si chiama "ossessivo compulsivo", perché ci sono le ossessioni che rappresentano pensieri intrusivi e inaccettabili per la sua mente e le compulsioni, ovvero una serie di rituali che non può fare a meno di compiere per il semplice fatto di attenuare per pochi minuti il disagio creatogli dalle ossessioni.

Semplice no?

Il problema è che poi le ossessioni, si attenuano, appunto non spariscono, per pochi minuti, poi si ripresentano e quindi vedo Saro andare in bagno una, due, tre, quattro, cinque, dieci volte in bagno a lavarsi le mani, i tempi non sono regolari, a volte fa dieci viaggi in cinque minuti, altre volte in venti. Il suo record è quattordici in tre minuti, "ma che fai mi conti pure?!", mi ha detto disturbato una volta, poi però ci facemmo una bella risata.
Ma Saro non si lava solo le mani, a volte fa dei gesti con gli occhi o con le mani che non ne capisco il senso e lui neanche me lo spiega, anzi "è una tua impressione", mi dice. Sì perché solitamente chi ha questo disturbo spesso e volentieri si vergogna a dirlo e per questo che rimane chiuso in se stesso a produrre ossessioni e compulsioni e magari a leggere qualche sintomo su internet. Come fa Saro.

Questa è la breve storia del mio amico Saro. Non pensate che sia pazzo però. Le sue non sono psicosi, lui sa perfettamente quello che sta facendo, sa benissimo che sono ossessioni, solo ed esclusivamente ossessioni, ma non può fare a meno di comportarsi così.

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